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IL LIBRO DEL SIGNORE DI SHANG


A cura di

J.J.L. Duyvendak

Editore

Adelphi, Milano

Prima edizione

1989

Pagg.

296

Traduzione (dall'inglese) di

Alessandro Passi

Titolo originale The Book of Lord Shang. Translated from the Chinese with Introduction and Notes by J.J.L. Duyvendak, Arthur Probsthain Bookseller and Publisger, London, 1928

Fra i grandi classici cinesi, Il libro del Signore di Shang è forse il meno conosciuto - e anche quello che maggiormente suscita sconcerto e scandalo. Da secoli questo libro è esecrato in Cina. Il letterato Su Tung-p'o (pinyin Su Dongpo) (1031-1101) scrisse, a proposito del suo autore, che "parlare di lui insozza la bocca e la lingua, scrivere di lui imbratta la carta; quando i suoi metodi sono applicati nel mondo, si susseguono, l'una dopo l'altra, la rovina dello Stato, l'infelicità del popolo, la distruzione della famiglia e la perdita della vita". Ma perché tanta paura?
Il Signore di Shang fu un alto funzionario dello stato di Ch'in (pinyin Qin) vissuto nel IV secolo a.C. Nel suo libro volle offrire una risposta teorica e pratica alle violente lotte di quell'epoca in Cina. "Geniale, ambizioso, senza scrupoli, coraggioso", il Signore di Shang propugnò una teoria politica di una spregiudicatezza rispetto alla quale le formulazioni moderne, Macchiavelli e Hobbes inclusi, sembrano timide. La totale eliminazione dei freni morali, l'utilizzazione dei letterati come schiavi del potere politico, l'ignoranza come strumento di governo: tutto questo, e altro, è formulato con la massima icasticità dal Signore di Shang. Nell'edizione che qui viene presentata, l'unica fino ad oggi in Occidente, il grande sinologo J.J.L. Duyvendak introduce e commenta queste pagine di abbagliante durezza, che servono a far riflettere, oggi come più di duemila anni f, sull'essenza del potere.

J.J.L. Duyvendak (1889-1954) dal 1930 fu professore ordinario di cinese all'Università di Leida, direttore dell'Istituto di sinologia dal 1931 e successivamente rettore di quell'università. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: China's Discovery of Africa, London, 1949; A chinese Divina Commedia, Leiden, 1952; De Grote Chinese Muur, Leiden, 1953; dal 1936 fu coeditore della rivista "T'oung Pao". Curò anche l'edizione italiana del Tao-tê-ching (pinyin Daodejing) (1953), pubblicata da Adelphi nel 1973 (1988).

 

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