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OMBRE ELETTRICHE
Cento anni di cinema cinese 1905 - 2005


Editore Mondadori Electa S.p.A., Milano
Prima edizione 2005
Pagine 312
A cura di Marco Müller ed Elena Pollacchi 
Prefazione di Davide Croff
Traduzioni Anna Bagoli, Barbara Bisetto, Paola Iovene, Alessandra Padovan, Floiana Pagano, Nicoletta Pesaro, Elena Pollacchi, Silvia Pozzi, Margherita Stecca

Si può dire che uno dei compiti più importanti della Biennale di Venezia, che ha sempre saputo assolvere con continuità e specificità sue proprie, sia quello esplorativo di realtà culturali sconosciute o emergenti. Questa vocazione, che ha contribuito a far conoscere nel mondo tante personalità e correnti nuove delle arti contemporanee, vuole essere più che mai al centro di questa Biennale trasformata in Fondazione. Solo investendo sulla novità e sull'esclusività, infatti, le istituzioni culturali possono rigenerarsi per esercitare la loro funzione di antenna per raccogliere i segnali della realtà in trasformazione, e interpretare il mondo in cui viviamo. In questo quadro, fin da subito la Fondazione La Biennale di Venezia, grazie al sostegno della Fondazione Prada e alla collaborazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Cineteca Nazionale, ha avviato progetti pluriennali sulla "Storia segreta" delle cinematografie, riscoprendo, facendo restaurare e riproponendo film, autori e filoni che l'attualità ha dimenticato, nonostante essa si basi anche su quelle eredità. Così, dopo la "Storia segreta del cinema italiano" avviata nel 2004, che ha visto uno straordinario riscontro di stampa sul fenomeno dei B-movies e un grandissimo afflusso di giovani nelle sale della 61. Mostra, siamo orgogliosi di avviare quest'anno la "Storia segreta del cinema asiatico", nel cui ambito viene pubblicata questa prima e inedita enciclopedia del cinema cinese. Delle cinematografie asiatiche oggi si parla molto, i suoi registi partecipano e si affermano nei principali festival mondiali, ma la particolare chiave storica e di riscoperta dei classici voluta da Marco Múller rappresenta senz'altro una novità assoluta, perfettamente nelle corde della tradizione di ricerca della Biennale. La Mostra del Cinema, infatti, fece conoscere in Occidente già nel 1951 la cinematografia giapponese, con il celebre Leone d'oro assegnato a Rashó﷓mon di Akira Kurosawa. Primo Leone d'oro asiatico di una lunga e prestigiosa serie che arriva fino alle recenti vittorie rivelatrici di autori quali Hou Xiaoxian (1989), Zhang Yimou (1992 e 1999),

Tsai Ming-liang (1994), Tran Ahn Hung (1995), Takeshi Kitano (1997), e al Leone d'oro alla carriera assegnato quest'anno al maestro del cinema d'animazione giapponese Hayao Miyazaki. Inoltre, la Mostra fu ambasciatrice del primo dialogo culturale avviato con la Cina moderna, infatti fu il primo festival in Occidente che presentò al suo pubblico nel 1971 un film di balletto cinese, II distaccamento femminile rosso, alla presenza di una delegazione ufficiale del Paese. Nel campo delle arti visive, più di recente, è stato il compianto Harald Szeemann a portare all'Esposizione Internazionale d'Arte del 1999 una nuova generazione di artisti cinesi, finché quest'anno, alla 51° Esposizione, ha avuto luogo l'inaugurazione di un Padiglione dedicato agli artisti della Cina popolare, per la prima volta collocato nell'Arsenale di Venezia, che simboleggia uno dei luoghi storici dell'antica Repubblica, prima potenza occidentale ad aver avviato un dialogo, molti secoli fa, proprio con l'Oriente. Ma al di là della storia e dei precedenti, è all'oggi che vogliamo guardare. La Cina, ad esempio, è un Paese di grandissima cultura che sta avviando un gigantesco programma di valorizzazione dei Beni Culturali, un campo in cui l'Italia e la Biennale di Venezia possono offrire una collaborazione fattiva e di alta qualità. Fra le attività in ambito internazionale che stiamo progettando insieme al Ministero degli Affari Esteri, si prevede infatti una selezione di artisti italiani che la Biennale presenterà in Cina nel 2006, quando l'Italia sarà celebrata in quel Paese. Iniziative che vogliono finalmente rendere organica la presenza degli artisti asiatici, non solo cinesi e giapponesi, ma anche coreani e di altri Paesi, alla Biennale. Essi rappresentano un mondo ancora poco conosciuto, ma che ha molto da dire sulla contemporaneità. In questi ultimi anni hanno invaso le mostre e i festival internazionali, stanno arrivando nei musei, indagano sulla vitalità attuale dei propri Paesi d'origine, sull'incontro fra una tradizione millenaria e la recente, vertiginosa accelerazione socio economica, a cui tutto il mondo guarda con curiosità, attenzione e rispetto.

 

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