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FAMIGLIA


Autore BA Jin
Editore Bompiani, Milano
Prima edizione 1980
Pagg. 288
Traduzione (dal cinese) di Margherita Biasco
Titolo originale Jia

È con questo romanzo che Ba Jin regola i conti con il so passato di figlio di una tipica famiglia della Cina tradizionale, un’istituzione che "possedeva" padri, madri, figli, nuore, nipoti, servi e serve, negando all’individuo l’età adulta, l’assunzione di responsabilità in prima persona, imponendogli l’accettazione della gerarchia etica, gregaria o di clan, con piccoli ritagli di spazi personali rivolti però al non-essenziale: allo svago, all’estetismo, al gioco erotico, al dilettantismo, alla prevaricazione /suocera contro nuora, fratello maggiore contro fratello minore…=, alla perversione del sentimento. Ba Jin denuncia l’orrore di una società mummificata nella ieraticità feudale in cui il patriarca, solo per virtù generazionale, decide del destino di tutti congiunti secondo tempi e modalità scanditi dal ritmo inflessibile di una ritualità che è un misto di superstizione, cultura e tradizione. Famiglia narra la rivolta dei giovani di casa Gao e il martirio di tre ragazze (tanto diverso dal nostro?) in cui "nascere donna è il peggiore castigo", come recitavano i classici confuciani. E’ il suicidio della servetta Mingfeng che spinge il minore dei fratelli Gao, Juchui, ad abbandonare la grande casa e a dedicarsi alla lotta per il rinnovamento della società. Così Famiglia , pubblicato in Cina nel 1931 (la vicenda è ambientata all’inizio degli anni venti), fu subito recepito come appello vibrante alla redenzione attraverso la sofferenza, come una Resurrezione cinese. Ed è sotto il segno di Tolstoj che si situa questa opera di Ba Jin, secondo Pierre-Jean Rémy "uno dei tre o quattro maggiori scrittori viventi della sua generazione", con riferimento non alla letteratura cinese, ancora per noi illustre sconosciuta, ma a quella mondiale.

Ba Jin, il più prolifico e famoso romanziere della Cina contemporanea, nasce nel 1904. Giovanissimo va a vivere a Parigi dove, a contatto con la cultura occidentale, si immerge nello studio della letteratura di tutto il mondo. Comincia a scrivere i primi romanzi e i primi racconti; suoi idoli sono in quel periodo Bakunin e Kropotkin, Sacco e Vanzetti, Emma Goldman, le cui opere e il cui pensiero concorrono a determinare nella figura di intellettuale rivoluzionario che il giovane Ba Jin andava maturando una componente decisamente anarchica. Rientrato in patria, prosegue con la sua attività di scrittore impegnato ma, con l’avvento della Repubblica popolare, la vigilanza del partito comunista cinese lo costringe a spurgare le sue opere di quei fermenti giudicati eterodossi. Nel 1968 la rivoluzione culturale lo travolge: la sua produzione artistica è messa all’indice, lui stesso processato e inviato in un campo di lavoro a "rieducarsi", per lunghi anni costretto al silenzio e dimenticato. Si tornerà a parlare di lui solo nel 1976, anno che segna la caduta della "banda dei quattro". Da allora i suoi romanzi sono stati ripubblicati in Cina e tradotti all’estero. Di Ba Jin Bompiani ha pubblicato Gelide notti. La sua opera è stata proposta per il premio Nobel.

 

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