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IL PENSIERO CINESE

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Autore Marcel Granet
Editore Adelphi, Milano
Prima edizione giugno 1971
Pagg. 428
Traduzione (dal francese) di Giorgio R. Cardona
Titolo originale La pensée chinoise
 

Opera capitale e innovatrice, sia per la sostanza sia per il metodo, Il pensiero cinese è il libro della piena maturità di Marcel Granet, dove vengono a confluire e ad amplificarsi i risultati delle sue geniali ricerche. Il lettore non si troverà soltanto una storia del pensiero cinese, ordinata per date e autori: ben più ambizioso è il compito che Granet si è scelto. Con questo libro - si può ben dire per la prima volta - un sinologo ha provato, con straordinaria felicità, a ricostruire una per una le categorie in cui il pensiero cinese si è manifestato, superando così, audacemente, il limite più grave che incontriamo anche nelle più attendibili storie della filosofia cinese, per esempio in quella di Forke: e cioè di essere pur sempre una sorta di ritraduzioni del pensiero cinese nel linguaggio filosofico che ci è familiare nella nostra tradizione. Non solo: applicando con conseguente radicalismo la teoria sociologica della scuola di Durkheim, e soprattutto le formulazioni di Marcel Mauss, Granet non ha ritenuto possibile di dar conto del pensiero cinese senza seguirlo in atto nei più minuti e oscuri aspetti della vita sociale e dell’etichetta, nei presupposti cosmologici e mitologici, e infine nei tanti travestimenti in cui la infida storia cinese ha fatto ricomparire per secoli sempre la stessa serie di principi fondamentali. Una rete speculativa immensa si tesse in questo libro, dove le vite dei grandi pensatori, spesso così elusive e sottratte a ogni certezza, si intrecciano con i particolari di un rito, con un’antica metafora, con la figurazione di una danza arcaica; dove la musica occupa altrettanto spazio della morale, e anzi spesso vediamo l’una illustrare l’altra; dove alla teoria dei numeri è dedicata una memorabile analisi che forma da sola quasi un libro a parte, analisi che rivela per la prima volta la fisionomia della sottilissima numerologia cinese, scienza qualitativa più che quantitativa, antitetica alla nostra matematica; dove, infine, Laozi e Confucio, i due più famosi pensatori della Cina, vengono presentati non tanto come capiscuola di opposte dottrine filosofiche, quanto come due costanti nella fenomenologia del pensiero cinese, sicché la loro opera ci appre, più che come l’irripetibile costruzione di un singolo, come una sorta di ricettacolo dove il fondo stesso del pensiero cinese arcaico si è raccolto e si è dato due forme complementari. Questo libro è valso anche a dimostrare come, più che in ogni altra delle grandi civiltà, in quella cinese i diversi piani, filosofico, religioso e sociale fossero, in origine, pressoché indistinguibili: Granet è riuscito a darci della Cina arcaica una immagine totale.
Uscita nel 1934, e accolta dal silenzio delle riviste specializzate, quest’opera fu così giudicata qualche anno dopo da un altro grande sinologo, J.J.L. Duyvendak: "Si possono senz’altro rimproverare a questo libro certe stravaganze, ma esso appartiene in ogni caso a quanto di più splendido sia stato scritto sul pensiero cinese". In anni più recenti, Joseph Needham, la massima autorità fra i sinologi viventi, ha definito il libro di Granet "a suo modo un’opera di genio". Oggi Il pensiero cinese è universaklmente riconosciuto come un’opera classica: ma si tratta di un classico ancora in buona parte da scoprire, carico di suggerimenti, suggestioni e ipotesi sorprendenti.

Marcel Granet (1884-1940) fu allievo di Chavannes e molto legto a Marcel Mauss. Dopo un soggiorno in Cina fra il 1911 e il 1913, insegnò alla École del Hautes Études e alla École del Langues Orientales. Fra le sue opere, Fêtes et chanson anciennes de la Chine (1919) e Danses et Légendes de la Chine ancienne (1926) rinnovano radicalmente gli studi sulla mitologia e la società cinese arcaica; La civilisation chinoise (1929), offre una delle più ricche sintesi della storia cinese; le Catégories matrimoniales gettano le basi della teoria strutturale della parentela, che sarà poi sviluppata da Lévi-Strauss. Al momento della sua morte Granet stava preparando un’opera di grande importanza, Le Roi Boit, di cui resta uno schema dettagliato.
Di Granet Adelphi ha pubblicato La religione dei Cinesi (1973), e Il linguaggio dei sentimenti (1975, 1987), da lui scritto insieme a Marcel Mauss.

 

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