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CHIN P'ING MEI
JIN PING MEI
Romanzo erotico cinese del secolo XVI


Autore Anonimo
Editore Giulio Einaudi, Torino
Prima edizione 1956
Traduzione di Piero Jahier e Maj-Lis Rissler Stoneman
Introduzione di Arthur Waley
Su licenza Einaudi
Editore Feltrinelli, Milano
Collana Universale Economica
Pagg. XXII + 458
Prima edizione 1970
Traduzione di Piero Jahier e Maj-Lis Rissler Stoneman
Introduzione di Arthur Waley
Nuova ed. accresciuta a cura di Olimpio Cescatti

Le relazioni letterarie con la Cina, da che si dischiuse all’europa la conoscenza dei monumenti di quella civiltà, forse mai hanno avuto un tramite così ingente quale il presente romanzo. Il Chin P’ing Mei è una costruzione letteraria famosa in Cina e fuori della Cina, di un autore del XVI secolo non ben individuato, se non in gustosi tratti leggendari (alla stesura del romanzo avrebbe presieduto un pazientissimo intento di vendetta), che con stupefacente vis narrativa ha dato alla letteratura mondiale una storia, o meglio una serie di storie che - da noi - costituirebbero, senza esagerazione, materia di una cinquantina di romanzi. Tema del libro è la vicenda di Hsi-men, inesausto protagonista di una fitta esistenza dedita all’affermazione, elementare quanto raffinata, del piacere. Dissolutezza e disinvoltura, non disgiunte da corrutela e criminalità vera e propria, tratti non estranei alle classi dominanti di cui Hsi-Men fa parte, sono le caratteristiche, assieme a un’innegabile simpatia, di un’impresa esistenziale che coinvolge, com’è logico, una serie di mogli e amanti, di concubine e ancelle; e inoltre tutta una folla di servi, complici, parassiti, manutengoli, funzionari, militari, monaci, monache, ragazze-fiore, ruffiani e ruffiane, non tutti, beninteso, arresi all’iter libertino del protagonista. Il quale, del resto, come vuole la morale e qualche volta anche la vita, sconta la sua monocroma furia di gaudente con una fine immatura, di esemplare tragicità
L’intento morale del grande romanzo non è stato preso, va da sé, a pretesto e schermo (sarebbe stato ipocrita a dir poco) della restaurazione, per questa edizione accresciuta, di tutte le scene erotiche censurate nella prima edizione italiana. Si è voluto piuttosto, e semplicemente, dar integrale conto al lettore del realismo mirabile e potente del Chin P’ing Mei. Il quale lettore potrà scoprire come l’insistita e variegata rappresentazione dell’eros sia in fondo la cifra di una concezione della vita che riporta noi europei a quell’ "aura" già altrimenti apprensibile dai grandi esempi letterari del nostro retaggio classico, a quelle epoce cioè in cui ad Eros, secondo una nota sentenza, non era stato ancor fatto trangugiare il veleno.

 

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